Il Paese

Statuto di Moggiona
e documenti annessi
(fine 1268-inizi 1269)*.
  
Pierluigi Licciardello & Gian Paolo G. Scharf

articolo apparso su Archivio Storico Italiano,
Anno CLXV (2007), N. 611 - Disp. I (gennaio-marzo)

(Le note si apriranno in un'apposita finestra)


2. Le origini e le vicende storiche di Moggiona

   La più antica attestazione documentaria di Moggiona [10] è dell’anno 840 circa, quando il vescovo di Arezzo Pietro, nell’atto di istituzione della Canonica vescovile, dona ai canonici una curticellam qui vocatur ad Moionam [11]. La proprietà viene confermata nei diplomi dei re d’Italia e degli Imperatori indirizzati alla Canonica tra 936 e 1111 [12]. Considerando che ancora nel 1043 si parla di Moggiona come di una curtis, mentre nel 1058 si descrive come castellum et curtis tra le proprietà della canonica, l’incastellamento del paese sembra essere cominciato alla metà del secolo XI [13]. Su Moggiona vantavano dei diritti anche i Conti Guidi, potente famiglia capitaneale gravitante tra il Casentino e la Romagna, i quali li cedettero alla Canonica una prima volta nel 1098 [14], poi nel 1107 [15]. Ma la proprietà di Moggiona, situata molto lontano dalla città di Arezzo, non poteva non ricadere sotto la sfera di influenza dell’eremo di Camaldoli. Fondato nel 1027 per iniziativa del vescovo di Arezzo Teodaldo di Canossa ma progressivamente emancipatosi dal controllo vescovile, Camaldoli stava conducendo in quegli anni una saggia e mirata politica di espansione fondiaria e di controllo signorile del territorio in Casentino [16]
   Già nel giugno 1073 il priore generale di Camaldoli, Martino, riceveva dai canonici la decima della corte di Moggiona, pagata in prodotti naturali [17]. È poi del 1130 l’atto con cui Enrico, preposto della Canonica aretina, cede ai Camaldolesi le proprietà nelle corti di Moggiona, Corsignano e Sparena, per liberare i beni della Canonica dall’ipoteca [18]. I nuovi proprietari ottennero dai Conti Guidi, nel 1146, una nuova promessa di rinuncia ai diritti signorili [19]. Ma negli anni seguenti la canonica continuò a vantare diritti su Moggiona anche, appoggiandosi alla parte imperiale: l’intera proprietà le venne confermata da Federico Barbarossa nel 1163 [20] e il legato imperiale in Toscana, Cristiano arcivescovo di Magonza, istituì un processo per risolvere la vertenza. I Camaldolesi non si presentarono e la sentenza reintegrò i canonici nella proprietà di Moggiona [21]. Per questo poco dopo Camaldoli dovette scendere a patti con la Canonica e cedere, in cambio della proprietà di Moggiona, i castelli e le corti di Pianettole, Vaglialle e Verazzano in Valtiberina, in una zona di influenza aretina [22]. La proprietà di Moggiona verrà confermata a Camaldoli da tutti i diplomi di conferma papali del secolo XII (Innocenzo II 1136, Eugenio III 1147-1148, Anastasio IV 1154, Adriano IV 1155, Alessandro III 1160 e 1176, Lucio III 1184) [23].
   Degli abitanti di Moggiona si parla per la prima volta nel 1187, in un diploma di Enrico VI che concede l’esenzione dal fodrum regale agli homines de Mogiona, in tutto 28 famiglie, affinché possano provvedere con più libertà e prontezza ai bisogni dei Camaldolesi [24]. Lo stesso populus assiste nel 1195 alla promessa di pace tra Guido del fu Pietro Romano e i Camaldolesi, un solenne atto di rinuncia svoltosi in paese alla presenza di Ranieri visconte di Martino II priore di Camaldoli e, appunto, di omni populo Modione [25]. Sei servitia feudali resi dagli abitanti di Moggiona ai Camaldolesi si parla, in termini generici, in un atto del 1241 [26].
   Nel 1382, all’atto della sottomissione a Firenze, la comunità di Moggiona riceve un nuovo statuto [27].



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