Il Paese

Statuto di Moggiona
e documenti annessi
(fine 1268-inizi 1269)*.
  
Pierluigi Licciardello & Gian Paolo G. Scharf

articolo apparso su Archivio Storico Italiano,
Anno CLXV (2007), N. 611 - Disp. I (gennaio-marzo)

(Le note si apriranno in un'apposita finestra)


1. Le fonti camaldolesi e le vicende dello statuto di Moggiona

   I documenti relativi allo statuto del 1268/1269 del comune rurale di Moggiona in Casentino, segnalati nel 1760 dagli Annales Camaldulenses [1] come presenti nel Monastero di Camaldoli, sono rimasti inediti fino ad oggi. Pur essendo la loro esistenza nota agli studiosi [2], se ne ignorava la sede di conservazione, non trovandoli fra i documenti camaldolesi conservati all’Archivio di Stato di Firenze. In realtà essi era sempre rimasti a Camaldoli.
   La storia del trasferimento dell’archivio del monastero di Camaldoli all’Archivio di Stato di Firenze si può sintetizzare come segue [3]. Con la soppressione napoleonica (1811/1817) arrivarono all’Archivio di Stato toscano 4798 pergamene (oggi fondo Diplomatico Camaldoli, spogli 52-54: inventari V/119-121) [4] e 293 volumi circa di documenti cartacei (oggi fondo Corporazioni Religiose Soppresse dal Governo Francese, già Conventi Soppressi, serie 39: inventario N/136 n. 39, pp. 176-185). Con la soppressione postunitaria (1893/1897) altri documenti, che erano rimasti a Camaldoli, furono trasferiti a Firenze (oggi fondo Appendice Camaldoli: inventario N/140). Lo statuto di Moggiona, insieme ad altri documenti, rimase a Camaldoli perché la cassa che lo conteneva cadde durante il tragitto o fortunosamente sfuggì agli occhi dei commissari incaricati del tresferimento.
   La collocazione dei pezzi in questione tra i documenti dell’archivio di Camaldoli è stata rintracciata casualmente partendo dal regesto Summaria instrumentorum et scripturarum omnium que extant in Archivo Camalduli in tres partes divisa, redatto nel 1698 da Edoardo Baroncini (1655-1743) [5] a coronamento della sua opera di ordinamento e razionalizzazione dell’archivio. Conservati in due volumi all’Archivio di Stato di Firenze (Corporazioni Religiose Soppresse 39, nn. 294-295), i Summaria inquadrano ogni documento conservato nell’archivio di Camaldoli all’interno di una sezione, ordinando le sezioni in ordine alfabetico (da Acta judicialis et processus ad Usufructus). Chiude il lavoro un’appendice che raccoglie i documenti delle badie camaldolesi di S. Martino a Tifi e di S. Maria di Deciano, per un totale di 460 documenti regestati.
   All’interno della sezione Statuta et ordinamenta [6] troviamo al numero 8 il regesto relativo allo statuto di Moggiona:
   
    1269 [7]. Die 10 ianuarii. Dominus Iohannes de Pisis prior Cam(aldulensis) ad regimen castri de Moggiona preposuit dominum Nicolaum vicecomitem Cam(aldulensem) in eiusdem castri potestatem et rectorem; itaque electis duobus consulibus ad reformationem prefati castri simul deputarunt Testam, Brunum, Cantem, Bonicum, Aiutum et Fantonem incolas dicti castri ad componendum statutum ipsius castri, quod utique compilarunt prout describitur. Manu Bruni notarii. R(egistro) primo, 186
   
   L’indicazione finale (R. primo) rimanda al primo registro dei priori generali, foglio 186. Il registro in questione consiste in un insieme di documenti originali di varia natura e interesse, cuciti e rilegati in forma libraria, per un totale di 244 fogli [8]. La disposizione dei documenti all’interno del registro segue l’ordine cronologico: sono quelli redatti al tempo del priore generale Gerardo (anni 1266-1279). Il registro, conservato a Camaldoli come “manoscritto n. 262”, è il primo di una serie descritta da Cécile Caby [9].    
  




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